PARACADUTISMO A VENEZIA

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Buongiorno Travellers!

Siete pronti per un’altra avventura? Oggi siamo nella zona “esperienze vietate ai cardiopatici”, oggi parliamo di PARACADUTISMO.

Ebbene sì, un’esperienza del genere non la si dimentica tanto facilmente no? E oggi ci sono diverse associazioni che vi permettono di vivere questa straordinaria avventura in estrema sicurezza e tranquillità. Ricercando un regalo per i 50 anni di mio padre, mi sono imbattuto in questa idea: facciamogli fare un bel lancio in paracadute! (chissà che non sia la volta buona che ce ne liberiamo!). Navigando nella giungla degli annunci web ho trovato finalmente il sito che faceva per me: SKYDIVE VENICE (non fatevi ingannare dal nome, non ci si tuffa sopra Venezia).

L’associazione si trova a San Stino di Livenza, più precisamente in uno dei tanti campi che circondano il fiume Livenza. La zona è incontaminata e se le condizioni atmosferiche della giornata sono ottimali si riescono a vedere molto nitidamente le Alpi.

Quando arrivate alla Drop Zone vi sembrerà di essere immersi in un film hollywoodiano: un solo hangar, una distesa di erba ben curata e un piccolo aeroplano.

Ma andiamo con ordine, siamo arrivati nella prima mattinata, erano circa le 9, e l’unico lancio previsto era quello di mio padre insieme ad altri cinque esperti paracadutisti.

Ora, se fossi Wikipedia, vi scriverei una pagina di disambiguazione: nessuno si lancia nel vuoto, per la prima volta da solo! Quelli che sono permessi sono i lanci in “tandem”, ovvero con un unico paracadute e attaccati, con un’imbracatura apposita, a un istruttore. Il lancio era previsto per le 11 del mattino e dopo aver firmato i documenti assicurativi e sulla privacy si comincia ad entrare nel vivo. Innanzitutto, vi viene presentato il vostro istruttore, che sarà responsabile di voi durante tutto il percorso del lancio e che ha il compito di spiegarvi come si svolgerà il tutto: ci si imbraca dopo aver indossato una tuta adatta ad evitare il freddo e l’impatto con l’aria. Poi cominciano i dettagli interessanti: vi verrà spiegato come entrare nel minuscolo velivolo, e come posizionarsi al momento dell’uscita, in preparazione al lancio. E una volta sistemata l’imbracatura siete pronti!

Si salta da 4500 metri di altitudine mentre l’aereo è in volo e si resta in caduta libera per circa 3500 metri, dopodiché quando ci si trova a 1000 metri da terra l’istruttore apre il paracadute facendovi godere del panorama e stupendovi con qualche numero da brivido (come i famosi avvitamenti).

Mentre l’istruttore spiegava il tutto, a mio padre venne l’illuminazione: “Ciccio, ti vuoi lanciare anche tu?’’. Io non ho di certo temporeggiato e quindi via tutti e due a prepararsi. Con un po’ di ritardo è iniziata la procedura di imbarco nell’aereo che doveva portarci a 4500 metri. Immaginate  ora un piccolo aereo, con all’interno stipate circa 10 persone, che si prepara a decollare su una pista di erba. Ecco, ora prendete tutti i confort che possono avere gli aerei di linea e dimenticateli. Quando decollate con un aereo come questo sentite tutto: le piccole asperità del terreno, le vibrazioni del motore, la pressione dell’aria a mano a mano che salite e il freddo che aumenta. All’interno dell’aereo tutto procede molto normalmente, si fa qualche parola e si tengono controllati gli strumenti.

…l’unica cosa che potete fare è urlare tutta la vostra gioia…

Una volta arrivati all’altezza del lancio le cose si fanno interessanti. La vostra guida vi farà cenno di preparavi seguendo la procedura che vi è stata spiegata a terra: il portellone si apre, conto alla rovescia, l’istruttore vi mette a peso morto fuori dal portellone e, quando il conto alla rovescia si conclude, vi ritrovate senza fiato in mezzo al vuoto. I primi 2-3 secondi farete fatica a rendervi
bene conto di quanto sta accadendo, anche perché sarete ancora belli rigidamente aggrappati alla vostra imbracatura. Nel momento in cui l’istruttore vi stabilizza e vi fa aprire le braccia capite che è giunto il momento di volare: in quel momento qualunque blocco psicologico si spezza e un senso di onnipotenza e di estrema eccitazione vi pervade, l’unica cosa che potete fare è urlare (fra l’altro senza riuscire a sentirsi) tutta la vostra gioia fino a quando, giunti a quota mille, una pacca sulla spalla annuncia l’apertura del paracadute che, in qualche decimo di secondo, vi fa passare da 300 km/h ad appena una sessantina. Lo strappo è forte ma non doloroso. Ritrovarsi appesi come salami ed avere di nuovo i piedi verso il basso vi farà una strana impressione.
Ma il bello non è ancora finito! Mentre scendete infatti il vostro istruttore vi farà pilotare il paracadute e magari provare anche qualche della giravolta concentrica! A questo proposito ci tengo a sottolineare che soffro di mal d’aria e che quindi quelle giravolte, oltre a spingermi il sangue dal cervello ai talloni, mi fanno venire anche una nausea tremenda. Se siete anche voi come me, non fatene mistero al vostro istruttore se non volete far piombare sulle teste dei vostri spettatori la colazione.

La mia esperienza è stata poi resa forse ancor più speciale dal fatto di averla condivisa con mio padre e di aver avuto una piccola sorpresa a fine lancio. Si dal caso infatti che quel giorno insieme a noi si fosse lanciato qualcuno di speciale, qualcuno che non ti aspetteresti di incontrare se non in un qualche video di YouTube. Per ultimo dall’aereo è uscito un ragazzo con una tuta alare che si è divertito per tutto il tempo, a tenermi come bersaglio, per poi passarmi ad una velocità imprecisata a qualche metro dal paracadute! Un’emozione GRANDIOSA! Non potete immaginare quanto forte vadano e quanto sia bello vederli virare liberi nell’aria. Le procedure di atterraggio si sbrigano facilmente e sono sempre sinonimo di grande ilarità, visto che si atterra di culo. Che altro dirvi? Non è un’esperienza che si dimentica facilmente ma soprattutto, crea dipendenza e assuefazione, e magari per questo, chissà che non ci si veda proprio lì!

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Sono un maestro di sci, amo le alpi tanto quanto amo la cultura dei popoli che visito. Mi sto laureando in Scienze Politiche e, “da grande”, vorrei lavorare nella diplomazia. Amo questa Europa “no borders” per l’infinità di opportunità che ci dona. Ho trovato il mio “alter ego” animale nel mio lupo Kaya.


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